08 aprile 2010

E' solo questione di aritmetica

D'accordo, è un pò di tempo che non scrivo, l'ultima volta Bersani sfilava la segreteria del Partito democratico a Dario Franceschini. Chissà che non sia stato un bene il mio silenzio? Ne sono successe di cose da quel giorno. Evidentemente non ho avuto tempo per esprimermi, oppure mentre tutti parlavano e lanciavano i loro j'accuse, qualcuno doveva rimanere zitto; poi c'è chi questo lo capisce e chi fa finta di non capirlo. Non è bastato cambiare il burattino per scalare di nuovo la china, il Pd è in discesa rapida, senza nessun accenno di frenata. Attualmente le 20 regioni d'Italia sono governate da 11 giunte di centrodestra, 8 di centrosinistra e 1 autonoma. Dico questo perchè nelle regioni a vocazione autonomista come la Valle D'Aosta e il Trentino Altoadige ci sono due partiti che si, spesso e volentieri hanno dato il loro appoggio a quello che era l'ex Ulivo, ma ad Aosta l'Union Valdotaine governa da sola e senza alleanze. Stesso caso per il Südtiroler Volkspartei partito della provincia di Bolzano che guida a sua volta la regione ove più volte ha preso le distanze dalle paturnie democratiche. Vedendola in questo senso, il Pd guiderebbe solo 7 regioni e non 9, vale a dire meno di 15 milioni di italiani, concedendogli il beneficio delle regioni mediamente più grandi (Toscana ed Emilia).
Ho sempre affermato di essere inetto e poco incline a certi ragionamenti politici, forse lo faccio per falsa umiltà, oppure metto le mani avanti per non cadere di faccia. A mio avviso la strategia dell'opposizione è chiara: creare dissenso e gelosie tra la maggioranza che governa il nord (Pdl + Lega) per la serie: mettere zizzania per trarne profitto. Un economista lo chiamerebbe "aggiotaggio". D'altronde è anche la tecnica che si usa per aprire un cocco, creare una frattura con un oggetto contundente per spaccare tutto il coccio. E si sa che vendere cocchi è un lavoro oltre che dignitoso è anche la prossima frontiera del Partito democratico. Quando accendendo la luce con un interruttore scoperto si prende la scossa, il buonsenso ci direbbe di non provare più a riaccenderla, quantomeno finchè la presa verterà in quelle condizioni. Se per tutti questi anni ci siamo accorti che più si attacca il premier sui gossip o sulla sua vita personale e più le urne parlano chiaro, allora perchè continuare. Sarebbe troppo porre in essere provvedimenti che facciano smettere questo fuoco incrociato, tuttavia chi trae giovamento (e neanche tanto) da questi attacchi più che sterili sono le liste a 5 stelle di Beppe Grillo, altro pessimo razzolatore che inveisce contro quei politici che fanno le vacanze in alberghi di lusso (a 5 stelle appunto) e poi trascorre una vacanza in Kenya con tutti i confort dell'extra lusso con a pochi passi il popolo che muore di fame. Altro fenomeno sopravvalutato è a questo punto il Popolo Viola, dove viola sta per il colore delle facce che per la vergogna dovrebbero nascondersi e incendiare quella kefiah una volta e per tutte. Se i numeri che millanto nelle manifestazioni fossero veri, altro che rivoluzione. Ma tutti i movimenti extraparlamentari nascono cosi: prima pensano di cambiare il mondo, poi si rendono conto che il mondo non si può cambiare e allora si avventano e vogliono la loro parte, creando per l'appunto liste civiche, successivamente capiscono che allearsi con il "meno peggio" è l'unica soluzione e poi chissà...

26 ottobre 2009

La mia è tutta invidia

Non mi vergogno a dire, ma in realtà dovrei, di avere accompagnato a votare la mia ragazza alle primarie del Partito democratico. A Pisa, città notoriamente di sinistra, la consultazione era sentita. A ridosso di Corso Italia, un'area allestita con due gazebo recintati, due file di persone, quella a sinistra per i residenti, quella a destra destinata ai lavoratori e studenti fuori sede. Due euro per scegliere nulla, per firmare la disfatta di Caporetto, per essere consapevoli fra qualche mese che il Pd ha perso ulteriori consensi. Da un Congresso di scontro vuoi o non vuoi, qualcuno esce sempre con le ossa rotte. Qualche giorno fa mi è stata chiesta una riflessione, so che a molti di voi può non importare nulla delle mie supposizioni, faziose a dir di popolo, il mio punto di vista sulle primarie è sempre stato il seguente: sappiamo, come ho innanzidetto che ogni risultato elettorale soddisferà una o più costanti già precedentemente immaginate. Ieri ha vinto Pier Luigi Bersani, ex esponente dell'ala Ds, già ministro dello sviluppo economico, cresciuto nella rossa Emilia dove ha forgiato le sue posizioni socialdemocratiche. Se partiamo dal presupposto che il Pd è cosi composto: Ds(Pci+Pds)+Margherita(Cattolici+democristiani+liberali), e sapendo che le divergenze sia sotto il "papato" di Veltroni, sia sotto quello di Franceschini, erano tante e marcatemente ostentate (vedi caso Binetti), con lo spostamento del baricentro politico verso l'ala socialdemocratica, per non dire "di matrice comunista", un'emorragia sarà di per sè inevitabile. Gli ex democratici di sinistra sono stati quelli che maggiormente hanno revisionato il loro pantheon storico-culturale, la convivenza con i cattolici liberali quindi, sarebbe potuta continuare nel caso quest'ultima ala avesse vinto il congresso. Partendo dal presupposto che Rutelli sia stato più inerme dell'ultimo militante, e sapendo le sue ultime apertura verso Casini, beh, io sento puzza di scissione. Il Pd oggi versa al 26%, secondo l'ultimo dato politico di una votazione nazionale per le elezioni europee, la Margherita contava dall'8 all'11% dei voti, a naso, concendendo a Franceschini il dubbio di rimanere all'opposizione nel partito, i democratici hanno una sola possibilità di aumentare i consensi sfruttando il neo segretario: aprire alla sinistra extra parlamentare, alimentando il flusso migratorio dei cattolici. Sarà contendo Pierferdinando Casini, il grande centro potrà arrivare e sfiorare anche il 12% cosi, se le mie previsioni saranno esatte, avremo alle prossime politiche: Pdl e Lega al 55%, Pd al 30%, Udc al 12% e il restante 3% diviso tra gli estremisti. In questo quadro, solo il centro potrà crescere, lasciando a Casini un grande margine di contrattazione regionale nei territorio roccaforte di uno o dell'altro schieramento. Margine a cui auspicava anche Marino, bramoso di arrivare al ballottaggio speranzoso di un flop di Franceschini. E in realtà quest'ultimo non ha brillato di certo. Se non altro, da oggi in Italia avremo una grande Sinistra, un grande Centro e una grande Destra.

18 ottobre 2009

Chi ha paura dell'uomo nero?

Avrete sicuramente notato la mia assenza da qualche mese. Sono tornato da un estate in cui gossip e politica si fondevano sui quotidiani di un certo spessore, quantomeno anni fa, (Repubblica e il Corriere). In Italia sembra che ogni singolo cittadino per andare avanti debba per forza trovare un nemico contro cui imprecare persino quando accidentalmente si da una martellata sul pollicione mentre affigge in camera da letto un ritratto di Lenin o di Marco Travaglio. Riprendendo un articolo di Roberto Farina sul Giornale di questa mattina che dice "I cosiddetti folli - siamo d’accordo, non c’è nulla di più malato di mente di chi si professa comunista - hanno agito trasponendo in linguaggio violento la prima pagina del Fatto di Travaglio che nelle medesime ore proponeva le due O di Lodo come anelli di manette destinate al premier". Non c'è dubbio, qualcuno sta fomentando il popolo ad una sorta di guerra civile, ma a che prò? Questi la pagheranno perchè la storia, permettetemi "possino ammazzalla, è in agguato". Vogliono portarci sull'orlo di una guerra civile, portata avanti da un ristretto manipolo di sciacalli senza arte e nè parte. Ma questo giochetto sarà più deleterio di quanto possiamo immaginare, perchè secondo la filosofia di questi agitatori: solo i vivi fanno guai. E' proprio della lettera recapitata al Riformista delle «Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente» che vi volevo parlare. C'era acclusa questa sentenza nei confronti di Berlusconi, Fini e Bossi, illuminata da una stella a cinque punte: «Lasciate la politica e il primo (Berlusconi, ndr) si consegni alla giustizia comune perché in quella comunista la sentenza sarà inevitabile» La data è l'8 Ottobre, giorno in cui la Corte Costituzionale ha emesso il verdetto sull'illegittimità del Lodo, fomentanto le Brigate impodronitesi della sentenza. D'altronde è normale che un tale, in vacanza a Roma, tirasse sulla nuca del premier un treppiede a Piazza Navona (31 dicembre 2004), e subito dopo schiere di sostenitori fintamente goliardi del gesto presero parte a vere e proprio dimostrazioni sul web e nella vita di tutti i giorni. E' passato in sordina pure che un consigliere del Partito Democratico dicesse «Ma santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?» E poi c'è Raimondo, non ve lo ricordate? Raimondo Mesiano, il giudice che ha condannato la Fininvest a pagare 750milioni di euro per la Cir di Carlo De Benedetti. Mesiano, promosso pochi giorni dopo dal Csm si dice, ma queste sono solo voci, che a casa nostra contano come le noccioline, mentre se fossimo nella Casa del Popolo conterebbero pure la fantasia e la narrativa per ragazzi, esultò come un ultrà, un ultrà in toga, quando nel 2006 per una sporca manciata di voti (circa 24mila) Prodi venne nominato Premier. All’ora di pranzo raggiunge il Ristorante self service Battisti a due passi dal Palazzo di giustizia. Il locale è suo rifugio abituale per lo spuntino quotidiano, fra una causa e l’altra. «È entrato gridando “abbiamo vinto, abbiamo vinto” - racconta Claudio, dipendente Fininvest, altro frequentatore assiduo del ristorante che oggi ha cambiato gestione e nome - mi ricordo che l’ho osservato sbalordito e mi sono rivolto al mio amico Osvaldo dicendogli: ma guarda questo giudice». Carta straccia, sicuramente un bastardo pagato profumatamente per una difesa d'ufficio, magari avrà anche la tessera del Popolo della Libertà (che tra l'altro non esistono ancora). Diamoci tutti una bella calmata, e difendiamo la coscienza da quel branco di iene.